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Che Cos’è la Storia? Lezioni per la scuola primaria

Il testo e le immagini che stai per generare sono creati da algoritmi di AI, non da esseri umani. Possono contenere inesattezze o “allucinazioni”. Attenzione: per tutelare la tua privacy, non inserire mai nei prompt dati personali, sensibili o riservati (nomi, indirizzi, password, dati medici o finanziari). I tuoi input vengono elaborati per fornirti il servizio richiesto, ma non vengono usati per addestrare le intelligenze artificiali.

Che cos’è la storia? È la prima domanda di storia in classe terza, e la risposta porta con sé tutto il resto: chi è lo storico, che cosa sono le fonti storiche, chi sono gli aiutanti dello storico, come si fa uno scavo archeologico e come nasce un fossile. In questa pagina trovi tutto spiegato in modo semplice, con esempi e domande frequenti. Subito sotto c’è la lezione interattiva: dieci tappe con disegni a etichette, un puzzle delle fonti, uno scavo da fare strato dopo strato e una stellina per ogni attività completata.

Il testo e le immagini che stai per generare sono creati da algoritmi di AI, non da esseri umani. Possono contenere inesattezze o “allucinazioni”. Attenzione: per tutelare la tua privacy, non inserire mai nei prompt dati personali, sensibili o riservati (nomi, indirizzi, password, dati medici o finanziari). I tuoi input vengono elaborati per fornirti il servizio richiesto, ma non vengono usati per addestrare le intelligenze artificiali.

Che cos’è la storia: significato e definizione

La parola storia viene dal greco historía e significa ricerca o indagine. Fare storia, infatti, vuol dire farsi domande sul passato e cercare le prove per rispondere.

La definizione che si studia a scuola è questa: la storia è la scienza che studia e ricostruisce gli avvenimenti del passato attraverso le fonti.

Ci sono tre parole importanti in questa frase:

  • scienza: la storia non inventa, ma lavora con un metodo;
  • passato: studia fatti che sono successi davvero;
  • fonti: le prove su cui si basa.

Per questo una storia vera è diversa da una fiaba: la fiaba si può inventare, la storia no, perché ogni cosa che racconta deve avere una prova.

A cosa serve la storia?

Serve a capire da dove veniamo: com’era la vita delle persone prima di noi, come sono nate le città, gli oggetti e le abitudini che usiamo ogni giorno. Anche la nostra vita ha una storia: le foto da piccoli, i racconti dei nonni, il primo disegno conservato in un cassetto sono già tracce del passato.

Chi è lo storico e che cosa fa

Lo storico (o la storica) è lo scienziato che ricostruisce il passato dell’essere umano cercando le tracce lasciate dagli uomini e dalle donne delle antiche civiltà.

Lavora come un investigatore: osserva, fa domande, confronta gli indizi. Ricostruire il passato è come comporre un puzzle fatto di tanti tasselli, che devono essere trovati e collegati tra loro. Ogni tassello è una fonte.

Il lavoro dello storico, passo dopo passo:

  1. Si fa una domanda sul passato, per esempio: com’era il nostro paese cento anni fa?
  2. Cerca le fonti: scritte, visive, materiali e orali.
  3. Le osserva e le confronta, per capire se dicono la stessa cosa.
  4. Mette i fatti in ordine sulla linea del tempo.
  5. Ricostruisce e racconta quello che è successo.

Le fonti storiche: cosa sono e quali sono

Le fonti storiche sono le tracce del passato che studiosi e studiose usano per ricostruire i fatti storici. Senza fonti non si può fare storia.

A scuola le fonti si dividono in quattro tipi:

Tipo di fonteChe cos’èEsempi
Fonti orali o testimonianzeracconti tramandati a voce, oppure registrazioni di chi ha vissuto un evento in prima personail nonno che racconta la sua scuola, un’intervista, una canzone popolare imparata a memoria
Fonti visive o iconograficheimmagini create dall’essere umanofotografie, filmati, quadri, affreschi, graffiti, disegni
Fonti materiali o repertioggetti fatti dalle persone, ma anche resti di esseri umani e di altri esseri viventivasi, monete, abiti, giocattoli, armi, gioielli, case, ossa, fossili
Fonti scritte o documentitutto ciò che è scritto, su carta, pietra, legno, stoffa…lettere, diari, giornali, libri, pagelle, iscrizioni incise sulla pietra

Fonti visive e fonti iconografiche sono la stessa cosa: iconografico viene dal greco e vuol dire “che descrive con le immagini”. Allo stesso modo, le fonti materiali si chiamano anche reperti.

Il trucco per riconoscere una fonte

Fatti una domanda: come mi arriva l’informazione?

  • Se la ascolto, è una fonte orale.
  • Se la guardo in un’immagine, è una fonte visiva.
  • Se la tocco perché è un oggetto, è una fonte materiale.
  • Se la leggo, è una fonte scritta.

Attenzione: un’iscrizione su una pietra è una fonte scritta, perché la cosa importante è il testo. Una foto è sempre visiva, anche se la mostra il nonno mentre racconta.

Fonti primarie e secondarie (per chi vuole sapere di più)

Gli storici distinguono anche tra fonti primarie (o dirette), nate nel momento in cui il fatto è avvenuto, come una lettera scritta durante una guerra, e fonti secondarie (o indirette), scritte dopo da chi ha studiato quelle prime fonti, come un libro di storia. In terza basta conoscere i quattro tipi; questa distinzione si approfondisce negli anni successivi.

Gli aiutanti dello storico

Per ricostruire il passato lo storico e la storica sono aiutati da altre discipline. Sono gli aiutanti dello storico: cercano e studiano le prove di fatti avvenuti centinaia, migliaia o milioni di anni fa.

AiutanteDisciplinaChe cosa studia
Archeologo o archeologaarcheologiacerca, studia e analizza i reperti lasciati dall’uomo. Esegue gli scavi, mette in ordine gli oggetti in base allo strato in cui li ha trovati e li classifica per tipo, forma e dimensioni.
Antropologo o antropologaantropologiastudia le usanze e le abitudini dell’essere umano in rapporto all’ambiente in cui vive.
Geologo o geologageologiastudia gli strati di roccia e la composizione del suolo in cui si trovano i reperti.
Paleontologo o paleontologapaleontologiacerca e studia i fossili, cioè impronte o resti di animali e piante antichissimi che nel tempo si sono pietrificati.

Alcuni libri ne aggiungono altri: il paleoantropologo, che studia i resti dei primi esseri umani; il paleografo, che sa leggere le scritture antiche; il chimico, che con analisi di laboratorio aiuta a capire quanto è antico un reperto.

Parola nuova: reperti. Sono oggetti del passato rimasti sepolti nel terreno.

Il sito archeologico: dove si cercano i reperti

Il sito archeologico è il luogo dove vengono cercati i reperti per ricostruire il passato. Il lavoro dell’archeologo ha quattro tappe:

  1. Si individua la zona. L’archeologo o l’archeologa studia le fonti scritte, i territori anche visti dall’alto e le foto satellitari, per capire dove potrebbero aver vissuto antiche comunità.
  2. Si scava. Lo scavo procede con estrema attenzione, per non rovinare ciò che è rimasto sepolto per migliaia di anni.
  3. Si fotografa, si cataloga, si studia. Ogni reperto viene fotografato, catalogato e studiato per scoprire l’epoca a cui risale, il materiale con cui è fatto e la funzione, cioè a che cosa serviva.
  4. Il museo. Alla fine i reperti vengono consegnati a un museo, dove saranno studiati ancora, conservati e mostrati a tutti.

Lo scavo archeologico stratigrafico

Il terreno è fatto a strati, uno sopra l’altro, come le pagine di un libro chiuso. Gli archeologi scavano strato dopo strato: a mano a mano che si scende, si trovano reperti sempre più antichi. In breve: più in basso vuol dire più antico.

Questo metodo si chiama scavo archeologico stratigrafico. Permette di rispettare l’ordine cronologico degli strati e di documentare con precisione dove si trovava ogni oggetto.

Gli strumenti dell’archeologo

  • Reticolo: cordicelle tese che dividono lo scavo in quadrati e servono a indicare in modo preciso la posizione dei reperti.
  • Pennello e scopino: servono a togliere la terra dai reperti senza romperli.
  • Setaccio: la terra passa dai buchi e restano sopra i reperti molto piccoli.
  • GPS: determina la posizione esatta dei reperti.

Oggi si usano anche tecniche moderne: rilevamenti, datazioni, analisi scientifiche, fotografie aeree, immagini satellitari e il georadar, uno strumento che dà informazioni sul sottosuolo senza dover scavare.

I fossili: cosa sono ed esempi

I fossili sono antichissimi resti di animali e piante che si sono conservati nelle rocce. Diventano fossili soprattutto le parti dure degli esseri viventi: le nervature delle foglie, la corteccia e gli aghi delle piante; i gusci, i denti, le ossa e le corna degli animali. Sono stati trovati anche fossili di uova e di escrementi, e si considerano fossili anche le semplici impronte rimaste nella roccia.

  • Ambra: è la resina fossilizzata degli alberi. Dentro si vedono a volte piccoli insetti, come zanzare, rimasti imprigionati nella resina appiccicosa che colava dai rami.
  • Foglie fossili: sono rare, perché le foglie si decompongono, cioè si disfano, molto in fretta. In alcune si vedono perfino le nervature.
  • Pesci fossili: in alcuni lo scheletro si è conservato perfettamente, fino ai dettagli delle pinne.
  • Ammoniti: molluschi marini con la conchiglia esterna a spirale, comparsi circa 400 milioni di anni fa. Erano diffusissime e sono considerate fossili guida, perché aiutano a capire l’età degli strati in cui si trovano.
  • Trilobiti: piccoli animali marini. Quasi tutti avevano due occhi; alcuni ne erano privi perché vivevano in acque profondissime, dove la luce non arrivava.
  • Impronte di dinosauro: anche l’orma di una zampa impressa nel fango, poi diventato roccia, è un fossile.

Chi studia i fossili? I paleontologi. Analizzando i fossili capiscono in quale epoca è vissuto un essere vivente, quali animali e piante abitavano la Terra in quel periodo e com’era l’ambiente. Per questo i fossili sono reperti molto importanti anche per lo storico. Se vuoi sapere in quale era geologica vivevano trilobiti e ammoniti, leggi le ere geologiche spiegate ai bambini.

Come si forma un fossile: le 3 fasi

La fossilizzazione è un processo lunghissimo e delicato, che avviene solo a certe condizioni. Succede in tre fasi:

  1. L’animale muore e viene ricoperto. Muore vicino a un fiume, a un lago o nel mare, e i suoi resti vengono coperti in fretta da sabbia, fango o terra. Le parti molli (pelle, muscoli, interiora) si decompongono per opera dei batteri.
  2. Lo scheletro diventa pietra. Per migliaia di anni lo scheletro assorbe i sali minerali contenuti nei materiali che lo ricoprono. I sali riempiono ogni sua parte e lo scheletro diventa duro come pietra, oppure lascia la sua impronta sulla roccia.
  3. Il fossile torna in superficie. Succede con l’erosione, con i movimenti della terra oppure durante uno scavo.

Le parti molli si decompongono quasi sempre: per questo i fossili di muscoli o di pelle sono rarissimi, mentre ossa, denti e conchiglie si trovano molto più spesso.

Come studiare “Che cos’è la storia” in classe terza

  • Leggi prima titolo e sottotitolo. Danno già le informazioni più importanti del paragrafo. Poi prova a spiegare a voce quello che hai capito.
  • Osserva bene le immagini. Foto e disegni aiutano a capire il testo, e la mente ricorda più facilmente anche grazie alle immagini.
  • Sottolinea con i colori. Dai un colore a ogni domanda. Per la fossilizzazione, per esempio: rosso per quanto dura, rosa per che cosa succede allo scheletro, verde per come torna in superficie.
  • Fai una piccola indagine in famiglia. Cerca una fonte di ogni tipo sulla tua infanzia: un racconto dei genitori (orale), una foto (visiva), un giocattolo (materiale), un biglietto d’auguri (scritta).
  • Prepara un lapbook o una mappa con quattro tasche, una per tipo di fonte, e quattro alette per gli aiutanti dello storico.

Domande frequenti

Che cos’è la storia?

È la scienza che studia e ricostruisce gli avvenimenti del passato attraverso le fonti, cioè le tracce lasciate dagli esseri umani.

Cosa significa la parola storia?

Viene dal greco historía e significa ricerca o indagine.

A cosa serve la storia?

A capire com’era la vita prima di noi e perché il mondo di oggi è fatto così. Ogni persona, famiglia e città ha una storia che si può ricostruire con le fonti.

Che cosa fa lo storico?

Cerca le tracce del passato (le fonti), le osserva e le confronta come un investigatore, mette i fatti in ordine sulla linea del tempo e poi li racconta.

Quali sono le fonti storiche?

Sono di quattro tipi: orali (racconti e testimonianze), visive o iconografiche (immagini), materiali o reperti (oggetti e resti) e scritte (documenti).

Quali sono alcuni esempi di fonti materiali?

Vasi, monete, utensili, armi, gioielli, vestiti, giocattoli, case e monumenti, ma anche ossa e fossili.

Che differenza c’è tra fonti visive e fonti iconografiche?

Nessuna: sono due nomi per la stessa cosa, cioè le immagini create dall’essere umano, come foto, quadri, affreschi e filmati.

Chi sono gli aiutanti dello storico?

L’archeologo (reperti e scavi), l’antropologo (usanze e abitudini), il geologo (rocce e suolo) e il paleontologo (fossili). Alcuni libri aggiungono il paleoantropologo, il paleografo e il chimico.

Che cosa sono i reperti?

Oggetti del passato rimasti sepolti nel terreno. Sono le fonti materiali che l’archeologo trova durante gli scavi.

Che cos’è lo scavo stratigrafico?

È il modo di scavare strato dopo strato, dall’alto verso il basso: più si scende, più i reperti sono antichi.

Chi studia i fossili?

Il paleontologo o la paleontologa. La scienza che studia i fossili si chiama paleontologia.

Come si forma un fossile?

L’animale viene ricoperto da sabbia o fango; per migliaia di anni lo scheletro assorbe i sali minerali e diventa duro come pietra; poi torna in superficie con l’erosione, i movimenti della terra o uno scavo.

Perché l’ammonite è un fossile guida?

Perché le ammoniti erano diffusissime e sono cambiate nel tempo: trovandone una, gli studiosi capiscono quanto è antico lo strato di roccia in cui si trova.

Se trovo un fossile o un reperto, posso tenerlo?

In Italia i reperti archeologici e i fossili importanti per la scienza appartengono allo Stato. Se ne trovi uno, non portarlo via: fai una foto, segna il punto e chiedi a un adulto di avvisare il Comune o la Soprintendenza.